venerdì 1 febbraio 2008

Cari amici miei, fulgida luce del mio cuore, oggi è l'8 maggio, e voglio salutarvi. Voi siete il mio primo pensiero la mattina e il mio ultimo pensiero la sera, siete il nutrimento della mia anima. Ma prima consentitemi di esprimere tutto il mio disappunto perchè alcuni di voi si ostinano a non capire che la mia poesia è superiore a quella di poeti come Leopardi, Neruda e tanti altri. Questa è casa mia, voi siete miei ospiti e, se non siete in grado di riconoscere la mia superiorità come poeta, è come rovesciarmi una tazza di caffè in faccia, non si fa. Perciò, anche se a malincuore, mi vedo costretto a procedere alle pulizie di primavera. A tutti gli altri voglio dedicare una poesia. E' dal sogno morente Da quel famoso sogno morente pezzo di erba affamato di rugiada vorrei giungesse quell'intima finestra. Pallore disteso sul corpo contorto, vista di sera la sera è un sogno; visto di pomeriggio, il pomeriggio scompare. E allora piovono i semi di un nuovo oriente, di casa in casa, di calore in odore, di puzza in cocuzza, di oceano che ascolta il mio canto sublime, il più grande poeta di tutti i tempi. Vogliamolo adesso, cacca di agnello dei giorni di birra che noi, zingari assetati, abbiamo bevuto.

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